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Paese

Dati Generali
Il paese di Allai
Allai, nella provincia di Oristano, è un piccolissimo centro posto alle falde del Monte Grighine. All’ingresso del paese si notano i resti di un ponte a sette arcate di epoca romana. Il centro abitato presenta le tipiche case costruite con la pietra scura, oggi vivacizzate dai numerosi murales che raffigurano sia scene di vita che disegni astratti. L’origine di Allai è molto antica, le prime tracce risalgono alla preistoria. Numerosi i siti e i monumenti archeologici: domus de janas, torri nuragiche, tombe dei giganti, esemplari unici di statue-menhir e un petroglifo di un omino orante.
Il territorio di Allai
Altitudine: 38/672 m
Superficie: 27,38 Kmq
Popolazione: 413
Maschi: 211 - Femmine: 202
Numero di famiglie: 178
Densità di abitanti: 15,08 per Kmq
Farmacia: via Parrocchia, 10 - tel. 0783 609033
Guardia medica: (Samugheo) - tel. 0783 64218
Carabinieri: (Loc. su Montigu) - tel. 0783 60101
Polizia municipale: tel. 0783 6813

Storia

ALLAI, villaggio della Sardegna, nella provincia e distretto di Busachi, appartenente all’antico dipartimento di Parte-Barigàdu. Ebbe questo nome dall’antico Alari, uno delli sei distrutti villaggi, che trovavansi in questo partito o dipartimento, e supponesi, che esso fosse alla tramontana del paese in distanza di mezz’ora, nel sito che ha nome Planu-Alìsa, che è veramente una pianura, la cui superficie si computa di starelli cagl. 106 (ari 4225.16), di figura rotonda, ed elevata in modo da scoprire un vasto orizzonte. Vi si ravvisano ancora vestigie di antico fabbricato, e vi sorgono tre norachi distanti per un miglio fra loro, di non mediocre grandezza, ma in gran parte diroccati, con alcuni di quegli antichi monumenti, che pare doversi riferire alla religione dei fenici (Vedi art. Sardegna Monumenti del-l’antichità), e che il volgo suol dire sepolturas de gigantes. Mancano le acque perenni in questo piccolo pianoro, quindi è poco ameno, ed a ciò si arroge il danno dei miasmi, che svolgonsi da alcune paludette, di cui però piccol nocumento sentirebbesi, se vi fosse abitazione, a causa che è libera la ventilazione.

La terra è fertile, rende assai per le greggie, e fruttifica molto seminata. Vi sono dei soveri, lentischi, olivastri; e per la parte di tramontana tocca la selva ghiandifera detta Chercu-Sinnàu, o S’argentargiu, così ancora detto, perchè credesi che all’altra parte del ruscello, che divide i territori di Allai, e di Busachi, vi esistano dei minerali.

L’abitato di Allai comprendesi in una superficie di circa 398.60 ari, estensione troppo vasta per 132 case.

È infelicemente situato nella valle, cui formano quattro eminenze. Le strade sono cinque, le quali non sono nè selciate, nè lastricate, ma perchè è fermo il suolo, e pende, non vi stagna mai acqua.

La pastorizia e l’agricoltura sono le principali professioni di questi popolani, che dei rispettivi articoli fanno commercio principalmente con Oristano. Le donne, che sono assai laboriose, si occupano in filare e tessere, e dei tessuti fanno smercio coi gavoesi, ed altri viandanti rivenditori erranti.

Vi è un consiglio di comunità, una giunta locale sul Monte di soccorso, una scuola normale frequentata da sei fanciulli.

La chiesa parrocchiale è dedicata allo Spirito Santo, e alla santissima Vergine nella commemorazione della sua Natività, sotto il titolo popolare del Rimedio. Il parroco, che la governa, ha titolo di vicario, senz’alcun assistente nella cura delle anime. Eravi una chiesa figliale dedicata alla Vergine, appellata della Pietà nel confine dell’abitazione, nella quale da più di trenta anni, da che sono cessati i divini uffizi, si seppelliscono i cadaveri. Le feste principali sono per li due titolari, o patroni; quella dello Spirito Santo si celebra invariabilmente per antica usanza addì 16 maggio, giorno, in cui credesi essere stata posta la pietra fondamentale di questa parrocchiale; l’altra della Vergine addì 8 settembre, accompagnandosi ambe le solennità da pubblici divertimenti, corsa di cavalli, canti, ecc.

Si ricava dai libri di chiesa, che per l’ordinario si celebrano all’anno 5 matrimoni, nascono 25 o 30, muojono da 15 a 20. Il corso della vita fermasi ordinariamente al cinquantesimo o sessantesimo anno: le malattie più frequenti sono le pleurisie, e le febbri continue, principalmente di estate nei fanciulli. Componesi la popolazione di 130 famiglie, che danno anime 520, da cui al battaglione di Busachi dei corpi miliziani barracellari sono assegnati individui 17.

Pel costume nel vestire, vedi art. Parte-Barigàdu.

Il clima è freddumido nell’inverno, caldissimo nel-l’estate: piove per l’ordinario in ogni stagione, vi cade di rado la neve, e nei luoghi più elevati non dura più di due o tre giorni. Dall’autunno agli ultimi della primavera è molto frequente la nebbia, e questa molto densa a cagione del vicino fiume, e molto nociva. L’aria quindi è assai insalubre, come senza questi dati argomenterebbesi dalla situazione del paese in una valle tra quattro diversi monti, nella quale altri venti non si introducono che il levante, e ponente nel solcamento, per cui passa il fiume.

L’estensione territoriale si può calcolare a 110 miglia qu.

I terreni aperti coltivati sono atti alla semenza d’ogni genere di granaglie, e sebbene l’agronomia sia poco bene intesa, pure a calcolo medio fruttificano il dieci per uno. I terreni chiusi producono il 50. Si suol seminare di grano star. 600 (litr. 29,520), di orzo 300 (litr. 14,760), di fave 200 (litr. 9840), di lino 400 (litr. 19,680), di cicerchie 50 (litr. 2460). La raccolta del lino può in mediocrità ascendere a cantara 200 (chil. 8130) di qualità bellissima. Il Monte di soccorso aveva in dotazione starelli cagl. 350 (litr. 17,220), e lire sarde 366.3.0 (lire nuove 702.99); di presente il fondo granatico è cresciuto a 1110, il fondo nummario è mancato.

Negli orti coltivansi meloni, zucche, pomidoro, piselli, fagiuoli, lattuche, cipolle, cardi.

La coltivazione potrebbe di più estendersi, se vi fosse maggior popolazione, e si imprendesse a dissodare la cussorgia del Brìghini, piena di boscaglie, e per estensione superficiale non minore di 36 miglia qu. Questa terra resta sempre incolta, e tienesi a pabarìle, e a prato comunale.

I vini che si fanno sono di poca quantità, ma di gran bontà. Causa della scarsezza di questo genere è non solo la piccola estensione del vigneto, ma ancora la sua posizione sulle sponde del fiume ond’è soggetto come al ghiaccio, ed alle nebbie, così al bruciante fervor del sole. Se il vigneto fosse nel Brìghini, entrerebbero nel paese annualmente maggiori somme, che non si danno agli atzaresi per compir questa provvisione.

I chiusi e le tanche sono in tanto numero, che forse rinchiudono la metà del territorio. Vi si semina, e più spesso si lascia soda la terra per nutrirvi il bestiame nell’autunno ed inverno. I lentischi in grandissima copia, le quercie, gli olivastri, i perastri trovansi sparsi per queste chiudende.

Monti. Fra questi devesi primieramente annoverare il Brìghini, alle cui falde è il paese: distendesi in linea in modo che lo copre dal libeccio sino alla tramontana, e comprende più del terzo del territorio: della sua superficie un terzo è assegnato per prato comunale, due terzi per pascolo del bestiame rude. Vi dominano quelle piante, di cui si fe’ cenno parlando dei chiusi; inoltre il mirto, il cistìo, il corbezzolo, ecc., lussureggianti in selva folta, e intrecciati con i ghiandiferi. Se non accadessero frequentissimi incendi in questa montagna, si renderebbe impraticabile, e non si potrebbe profittare nè dei pascoli, nè della caccia, che vi è abbondantissima di cervi, cinghiali, daini. L’altezza della medesima è considerevole; nella sua più alta regione, detta Padru-mannu dalla punta denominato su Cucùru-mannu, stendesi la vista a grandi distanze, dominandosi quasi tutto il campidano di Oristano, e scoprendosi oltre i monti di san Lussurgiu la catena del Màrghine, la Barbagia Ollolai, ecc. Questa sublime regione è così detta, perchè ivi stendesi una pianura, che continuandosi con quella di Sirùzzula, forma un’estensione di star. 110 (ari 4384.60). Vi è molta amenità, e la mantiene sempre nelle sue sponde la perenne abbondante sorgente che scorre in un ruscello per tutta la montagna, e per le terre di Vidazone, onde va a mescolar le sue acque al fiume grande. Sirùzzula parimente tiene altra fonte, che per leggerezza e freschezza non cede all’altra. Quivi spesso i primari personaggi di Oristano sogliono fare le caccie. È distante questo sito delizioso dalla popolazione più di un’ora. Le strade che vi guidano sono difficilissime, e con incomodo e pericolo vi si sale a cavallo. Dicesi sia nel seno di questa montagna qualche minerale.

L’altra montagna degna di menzione è quella di Planu-Loddù, nome che ebbe da un villaggio distrutto, nel cui territorio era compreso. È quasi a livello del già descritto Planu-Alìsa, e la sua pianura comprenderebbe più di 100 star. di seminario. Sono frequentissimi i macchioni di lentisco, e gli olivastri. Veggonsi chiare le vestigie dell’antico paese di Loddù, e sono ancora intere le mura della chiesa, dove, verso l’anno 1760 addì 2 luglio, celebravasi la festa della titolare, che era la santissima Vergine nella commemorazione della Visitazione, con corsa di cavalli, canti, e balli. Queste terre sono oggi in massima parte ridotte a coltura, e divise in molte chiudende spettanti a’ proprietari di Allai, e di Fordongianos. Le strade per salirvi dalla parte di Allai sono carreggiabili; non vi sgorga alcun’acqua perenne; solo nell’inverno e primavera le alluvioni ristagnano in palude: sta però vicina la fonte detta dess’Arrù, da cui formasi il ruscello, che divide i territori di Allai da quei di Busachi. Vi si vede un piccol norache nel sito detto Suppa-de-muru, dove ravvisansi antiche fondamenta di solide fabbriche. È distante dal paese tre quarti d’ora verso ponente.

Il terzo monte o pianoro dicesi Planu Barbaggiana in prospettiva del paese, in distanza d’una mezz’ora verso scirocco. Le strade per salirvi sono carreggiabili, i terreni fertilissimi, la superficie di star. 50 (ari 2493). La sua altezza è inferiore ai pianori di Planu-Alìsa, e Planu-Loddù. Vi si vede pure un norache mezzo distrutto, alto circa metri 10. Quivi appariscono le rovine dell’antico paese di Barbaggiana, che tra i sei, che questo partito di Barigàdu conta distrutti, fu l’ultimo ad essere deserto, e dicesi per antica tradizione, che tutti gli arredi sacri in argenteria, che possiede la parrocchiale di Allai, fossero di questa popolazione.

Pastorizia. Pochissimo è il bestiame, tra rude e manzo che nutrono questi paesani, possessori d’una vastissima estensione di terreno, che bastava in altri tempi per li tre suddetti villaggi distrutti. Il numero totale dei capi è di 2600, distribuiti così nelle specie: buoi e vacche manze 300, cavalle 50, pecore 1000, capre 1000, porci 100, giumenti 150. Le specie domite pascono nel prato e nelle tanche, le rudi nel pabarìle e nelle tanche.

Selvaggiume. Dopo aver accennati quali animali selvatici trovinsi nel Brìghini, non resta a dire che dei volatili, che abbondano in queste campagne di quasi tutte le specie, che annovera la Sardegna e del genere dei sedentari e dei viaggiatori. Essendo piccolissime le paludi, non vi si veggono uccelli acquatici che d’inverno. Nell’abitato mancano le sorgenti, e servonsi però i popolani delle acque dei pozzi comunali e privati, che sono di mediocre bontà; o del fiume, che scorre in poca distanza dal paese, quando sono sane e potabili; ovvero dalla sorgente perenne, che a un quarto di distanza trovasi nel sito detto Is Crucùris, la quale somministra un’acqua pura, leggera, e freschissima. È lodata egualmente la fonte detta Biargiu distante dal paese tre quarti, e a questa e all’anzidetta si attribuisce la virtù di essere diuretiche. Esse sono abbondantissime sì, che formano due ruscelli. Innumerevoli sono poi le sorgenti di acque buone e salutifere, che trovansi nel Brìghini; le altre assai più numerose di altre parti sono pesanti. I ruscelli degni di essere particolarmente menzionati, sono il detto Judas sempre perenne, da cui in tutti i mesi dell’anno è comunicato il moto ai molini: questo divide il territorio di Allai dal-l’agro di Busachi; il Foroju, che separa queste terre da quelle di Samugheo, e manca nell’estate; il terzo dice-si dess’Isca de sa Corte, oppure Ghentiana, in vicinanza dei limiti con Ruìnas. Tutti e tre confluiscono nel fiume grande. Questo conoscesi sotto il nome di fiume di Allai: è pericoloso a guadarsi principalmente d’inverno, ed ha quattro guadi: 1.º di Baugius in istrada a Ruìnas e a Samugheo; 2.º di Bau-Accas in istrada pure a Ruìnas, Mogorella, Ales, e alla capitale; 3.º di Bentùa-Corra, dove si passa per andare a Fordongianos, e ad Oristano, guado sicuro per l’ampiezza del letto; 4.º Bau-Missas frequentato principalmente dai carri, che passar non possono sul vicino ponte, stretto, senza ripari, e interrotto, mancandovi due archi, li quali si suppliscono con delle travi, che restano fino a che le grosse piene non se le portino via. L’amenità delle sue sponde cagionasi dagli alberi di varia specie, che vi vegetano, e dalla verzura degli orti nella primavera. Le sue sorgenti sono nei salti di Ollolài e di Ovodda. Un ramo scorre verso i salti d’Aùstis, Sorgono, e Atzàra, e si unisce col fiume di Meana tra i limiti di questo paese e di Samugheo, onde scorrendo tra li territori di Làconi e di Assùni, e ne’ limiti di quest’ultimo e di Ruìnas, si congiunge con altro fiume a sè non inferiore, detto Flumini Imbessu, che viene dalla parte di Senis, e dopo una linea di due miglia entra in questo territorio, dirigendosi verso ponente con un corso per lo meno di due ore, quindi passa nel Busachese, e presso ai limiti di Fordongianos si versa nel Tirso.

Nel detto fiume e confluenti sogliono prendersi anguille di bellissima qualità e sapore, specialmente nel-l’autunno, inverno e primavera, nel qual tempo se ne pesca assai, e talvolta più d’un cantaro (chil. 40.65) al giorno. Dodici persone sono ordinariamente applicate a questo; il prezzo più alto è mezzo reale (0.23) la libbra (chil. 0.40). Dopo provveduto il paese il rimanente si porta altrove in vendita, meno nell’estate, quando il fiume vien meno, e nei ristagni le acque son troppo calde ed ammorbate dall’ammollamento dei lini; però che allora, sebbene se ne possa prendere nei gorghi, riescono al gusto assai ingrate. Pescasi con piccole reti, dette obigas, con ami, a nassai, con filati, con cestelli di giunco, ed in altri modi. Oltre le anguille, prendonsi muggini e trote di gusto assai aggradevole. Le saboghe vi ascendono, ma in poco numero, nella primavera.

Strade vicinali e carreggiabili. Da Allai si va a Samugheo in un’ora e mezzo verso levante, a Ruìnas per istrada egualmente lunga, a Mogorella verso austro in ore due, a Fordongianos in un’ora, a Sia-manna, e a Siapiccìa verso ponente in ore due, in egual tempo a Busachi, capo-luogo della provincia e del mandamento.

Questo comune entra nel feudo di Busachi. Per li dritti feudali, vedi Busachi sulla fine.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre ad Allai
15 Maggio: Sant'Isidoro
16 Maggio: Spirito Santo - Festa patronale, con riti religiosi e festeggiamenti civili
4 Agosto: San Domenico
8 Settembre: Beata Vergine del Rimedio